
Silvia Gasparrini
LA TRINITA'
Tavola di legno massello, pigmenti naturali temperati all’uovo
La Trinità è una copia dell'icona dipinta dal santo monaco Andreij Rublëv per la Lavra della Trinità a Mosca Intorno al 1425 e oggi conservata alla galleria statale Tret’jakov Di Mosca. Non è certa l'occasione per la quale fu dipinta: secondo alcuni studiosi fu realizzata in memoria del primo superiore di Rublëv, San Cirillo di Randoneje, nel 1411; secondo altri in onore di San Sergio di Radonez (1314-1392), del monastero della Trinità e padre della spiritualità russa. Soggetto di questa icona è la Trinità del vecchio Testamento, Raffigurata tramite i tre Angeli che appaiono a Abramo e Sara alla Querce di Mamre (Gn. 18) che vengono tradizionalmente identificati con Michele, Gabriele e Raffaele quali rivelazioni delle tre ipostasi divine. Secondo il teologo e studioso di icone Pavel Evdokimov, l’arcangelo al centro (con dietro il simbolo dell’albero vita che si stagna alle sue spalle) raffigura il Padre; alla sua destra siede l'arcangelo che è emblema del Cristo (alle cui spalle si intravede un edificio simbolo del Tempio, della Chiesa) e alla sua sinistra l'altro Arcangelo, che allude alla Terza Persona della Trinità, lo Spirito Santo (dietro il quale si erge una montagna, simbolo di elevazione spirituale). (Evdokimov, 2017, p.247)
La philoxenia (“ospitalità”), nome con cui è conosciuta l'icona della Trinità nel mondo bizantino, è un tema iconografico molto antico, di cui una delle prime raffigurazioni si trova nell'affresco databile al IV secolo circa nelle catacombe romane di via latina e poi, nel V secolo nei mosaici della Basilica papale di Santa Maria Maggiore a Roma. Con Rublëv l'immagine si spoglia di ogni traccia di umanità, le due figure di Abramo e Sara scompaiono e resta solo la TriUnità Divina. La prospettiva rovesciata (secondo la quale il punto di fuga non è dentro la rappresentazione in lontananza, ma coincide con colui che sta dinanzi all'icona) e l'assenza di Abramo e Sara creano un capovolgimento dei punti di vista: non sono più loro due a partecipare dell'apparizione della Trinità, ma il mistico artista-asceta e lo spettatore che osservano e meditano sull'opera.
Inoltre, i tre Arcangeli contemplano a loro volta il simbolo della Trinità, oggettivato tramite la sacra Coppa posta sull'altare. Come ci spiega Tommaso Palamidessi, la coppa rimanda al sacramento che si svolge durante il rito, anche su un piano spirituale, per mettere in comunione lo spirituale e il divino e, in questo altissimo Mistero, la Coppa rappresenta la Trinità: il calice è emblema dello Spirito Santo, il sangue al suo interno del Figlio e la grazia che vi scende sopra il simbolo del Padre. (Palamidessi. Q. XVIII, 1970, pp.23-25)
Il dipinto, pertanto, può essere considerato come un vero trattato di teologia espressa per mezzo di simboli, colori e forme geometriche.
Tav. 33 Catalogo p. 91
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